ALESSANDRO PIZZI: OTTO ARGOMENTI CONTRO IL RITORNO AL NUCLEARE
[Ringraziamo Alessandro Pizzi (per contatti:
alexpizzi@virgilio.it) per
questo intervento.
Alessandro Pizzi, gia' apprezzatissimo sindaco di Soriano nel Cimino (Vt),
citta' in cui il suo rigore morale e la sua competenza amministrativa sono
diventati proverbiali, e' fortemente impegnato in campo educativo e nel
volontariato, ha preso parte a molte iniziative di pace, di solidarieta',
ambientaliste, per i diritti umani e la nonviolenza, tra cui l'azione
diretta nonviolenta in Congo con i "Beati i costruttori di pace"; ha
promosso il corso di educazione alla pace presso il liceo scientifico di
Orte (istituto scolastico in cui ha lungamente insegnato); e' uno dei
principali animatori del comitato che si oppone all'aeroporto di Viterbo e
s'impegna per la riduzione del trasporto aereo. Sul tema del trasporto
aereo, del suo impatto sugli ecosistemi locali e sull'ecosistema globale, e
sui modelli di mobilita' in relazione ai modelli di sviluppo e ai diritti
umani, ha tenuto rilevanti relazioni a vari convegni di studio]
Il nucleare non serve a risolvere il problema energetico.
Una petizione popolare indirizzata al Presidente della Repubblica, al
Presidente del Senato, al Presidente della Camera, al Presidente del
Consiglio, lanciata ai primi di settembre dall'associazione "Per il bene
comune" ha per titolo: "Non abbiamo bisogno del nucleare".
Trovo molto appropriato il titolo e del tutto condivisibile il contenuto
della petizione. Per chi volesse firmare l'appello l'indirizzo e':
http://petizione.perilbenecomune.org/
Per giustificare la scelta nucleare viene messa in atto una vera campagna di
disinformazione.
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1. Chi vuole il nucleare afferma che l'energia prodotta ha costi bassi e
favorisce l'indipendenza energetica.
Non e' vero che il nucleare ci libera dalla dipendenza dall'estero, tanto e'
vero che l'uranio, l'Italia dovrebbe importarlo. L'uranio non e'
inesauribile e ha un costo che da 2001 al 2007 e' moltiplicato per dieci.
Studi come "The economic future of nuclear power" condotto dall'Universita'
di Chicago nell'agosto 2004 per conto del Dipartimento dell'energia
statunitense sui costi del nucleare confrontati con quelli relativi alla
produzione termoelettrica da gas naturale e carbone, o "The future of
nuclearpower" pubblicato nel 2003 dal Massachusetts Institute of Technology,
dimostrano come i costi del nucleare sono maggiori rispetto a quelli
relativi alla produzione termoelettrica da gas naturale e carbone. Secondo
una stima del dipartimento dell'energia degli Usa i costi dell'elettricita'
da nuovi impianti in funzione al 2015 e al 2030 sono: Carbone 56,1 dollari
per MWh al 2015 e 53,7 al 2030; Gas 55,2 dollari per MWh al 2015 e 57,2 al
2030; Eolico 68,0 dollari per MWh al 2015 e 67,9 al 2030; Nucleare 63,3
dollari per MWh al 2015 e 58,8 al 2030 (fonte: Eia/Doe 2007 Annual
Forecast - valori espressi in dollari del 2005 per MWh. Inoltre e' da
tenere presente che per gli impianti nucleari negli Usa e' previsto un
sussidio di 18 dollari al MWh. Tra costo industriale e sussidio il costo
raggiunge circa gli 80 dollari al MWh).
Non c'e' da stupirsi se l'Enel e Edison si dichiarano pronti a coprire il
15-20% del fabbisogno elettrico al 2030 con 10-15 centrali. Piu' la bolletta
e' alta, piu' si consuma, piu' guadagnano.
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2. Altra menzogna e' raccontata a proposito del risparmio sull'emissione di
gas ad effetto serra come l'anidride carbonica.
Non si dice che gli impianti nucleari richiedono enormi quantita' di acciaio
speciale, zirconio e cemento, materiali che per la loro produzione
richiedono carbone e petrolio. Anche le altre fasi della filiera nucleare,
dall'estrazione del minerale d'uranio, alla produzione delle barre di
combustibile, fino al loro stoccaggio e riprocessamento fanno si' che le
emissioni indirette della produzione di un kWh da energia nucleare e'
comparabile con quella del kWh prodotto in una centrale a gas.
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3. I fautori del nucleare affermano che oggi le centrali sono piu' sicure.
Con la tecnologia oggi disponibile rimangono irrisolti tutti i problemi di
sicurezza e dello smaltimento delle scorie. Da mettere in evidenza le
conseguenze sulla salute dei cittadini per la fuoriuscita dalle centrali
anche di piccole dosi di radioattivita'. La ricerca sui reattori sicuri
"Generation IV" promossa dagli Stati Uniti insieme ad altre nazioni, a cui
si e' aggiunta anche l'Italia, sui reattori raffreddati ad acqua o a gas e
su quelli a spettro veloce, si e' posta l'obiettivo di pervenire entro il
2030 a un prototipo di reattore, quindi siamo lontani dall'oggi. Per quello
che riguarda lo smaltimento delle scorie radioattive, ricordo che secondo
l'inventario dell'Apat (Agenzia per la Protezione dell'Ambiente e per i
Servizi Tecnici) in Italia c'e' una montagna di rifiuti altamente
radioattivi: circa 25.000 m3 di rifiuti, 250 tonnellate di combustibile
irraggiato - pari al 99% della radioattivita' presente nel nostro Paese -, a
cui vanno sommati i circa 1.500 m3 di rifiuti prodotti annualmente da
ricerca, medicina e industria e i circa 80-90.000 m3 di rifiuti che
deriverebbero dallo smantellamento delle quattro centrali e degli impianti
del ciclo del combustibile, che aspettano ancora un sito sicuro per lo
smaltimento.
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4. Centrali e bombe nucleari sono strettamente connesse.
La relazione tra il nucleare civile e quello militare e' strettissima, tanto
e' vero che, ad esempio, all'Iran gli Usa vogliono proibire la costruzione
di centrali nucleari con l'accusa che utilizzerebbe parte della filiera per
la costruzione di bombe atomiche.
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5. La propaganda menzognera afferma che il nucleare serve per risolvere il
problema energetico.
Il nucleare produce solo energia elettrica. Anche se il Governo fosse in
grado di costruire le centrali nucleari necessarie a coprire il 25% del
fabbisogno di energia elettrica, come recentemente sostenuto dal Ministro
Scajola, darebbe un modesto contributo al bilancio energetico nazionale.
Infatti in Italia secondo i dati del Bilancio energetico nazionale del
Ministero dello Sviluppo Economico e una elaborazione dell'Enea sui consumi
finali per il 2007 l'elettricita' rappresenta solo il 18%, contro il 48% di
petrolio, il 29% di gas e il 5% di carbone, cosi' distribuiti per settori:
Trasporti: 97% petrolio, 1% gas, 2% elettricita'; Industria: 19% petrolio,
40% gas, 12% carbone, 29% elettricita'; Residenziale e Terziario: 11%
petrolio, 55% gas, 4% carbone, 30% elettricita'.
Quindi con il nucleare si andrebbe a coprire con l'ipotesi Enel tra il 2,5%
e il 3,6% di tutti i consumi finali, e secondo Scajola il 4,5% di tutti i
consumi finali. Questo sarebbe il contributo del nucleare al problema
energetico nazionale.
Inoltre gli ingenti investimenti per il nucleare toglierebbe risorse per lo
sviluppo delle energie rinnovabili.
La petizione popolare, ricordata all'inizio, riporta che in Italia
basterebbe che venisse coperto di pannelli fotovoltaici solo lo 0,4% delle
superfici costruite per soddisfare l'intero fabbisogno nazionale di energia
elettrica.
Ma c'e' una risorsa ancora piu' importante a mio parere, quella chiamata
efficienza energetica negli usi finali dell'energia elettrica. Uno studio,
commissionato da Greenpeace, dal titolo "La rivoluzione dell'efficienza",
fatto dal Gruppo di ricerca sull'efficienza negli usi finali dell'energia
del Dipartimento di Energetica del Politecnico di Milano, dimostra che il
risparmio di energia elettrica va ben oltre il 20% previsto dal Piano
d'azione per l'efficienza energetica della Commissione Europea con
conseguente diminuzione delle emissioni di CO2.
Va ricordato che L'Unione Europea recentemente ha dato il via libera al
piano sul clima, denominato "20-20-20". Cioe' il raggiungimento del 20%
della produzione energetica da fonti rinnovabili, il miglioramento del 20%
dell'efficienza e un taglio del 20% nelle emissioni di anidride carbonica.
Traguardi da raggiungere in tutta Europa entro la data del 2020 (per quanto
riguarda l'Italia, dovra' tagliare il 13% di emissioni di C02 nei settori
non inclusi nel sistema di scambio di emissioni (Ets) e dovra' aumentare del
17% i consumi energetici da fonti rinnovabili entro il 2020, rispetto ai
livelli del 2005).
Lo studio sopra richiamato ha preso in considerazione i settori
Residenziale, Terziario commerciale, Terziario pubblico e Industriale con
interventi riguardanti gli usi finali per illuminazione, per i motori
elettrici, per gli elettrodomestici e, inoltre, per la riduzione del consumo
dovuto allo stato di Stand-by e per consumi a vuoto (per esempio un impianto
di illuminazione o ventilazione in funzione fuori dalle ore di uso di un
ufficio; nastri trasportatori, macchinari, aria compressa in funzione senza
utilizzo nell'industria), per l'aumento dell'efficienza di treni e tram,
per la produzione di acqua calda sanitaria con solare termico, per le
lavatrici e lavastoviglie con alimentazione di acqua calda prodotta
esternamente, per esempio collegandole all'impianto a gas per l'acqua calda
o meglio ancora all'impianto di pannelli solari termici escludendo la
resistenza elettrica e per interventi sull'involucro edilizio per il
raffrescamento passivo a basso consumo.
"Il Rapporto ci presenta una buona notizia. Esiste in Italia un potenziale
di efficienza ampiamente ottenibile entro il 2020 e superiore al 20% che, se
realizzato, produrrebbe benefici economici netti. E' possibile tagliare 50
milioni di tonnellate di CO2 rispetto allo scenario tendenziale con un
vantaggio economico per la societa' e aumentando l'occupazione". Cosi' si
esprime lo studio del Politecnico di Milano.
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6. Investimenti e fonti energetiche rinnovabili.
Per ottenere il risparmio di energia elettrica e per la diffusione delle
energie rinnovabili e' necessaria una volonta' politica per un consistente
investimento. Investimento che, come ampiamente dimostrato dal rapporto "La
rivoluzione dell'efficienza", ha un ritorno benefico sull'ambiente
(significativa diminuzione delle emissioni di CO2) e sull'economia in
termini di occupazione e risparmio. Il gruppo di ricerca afferma: "Nel
complesso per raccogliere il potenziale economicamente conveniente
occorrerebbero investimenti in tecnologie e programmi per circa 80 miliardi
di euro (circa 5,7 miliardi/anno negli anni dal 2007 al 2020), con un
beneficio economico che si protrarra' nel tempo fino al 2040. Il beneficio
economico cumulato netto, cioe' la riduzione della bolletta elettrica meno
gli investimenti sopra citati, risulterebbe di 65 miliardi di euro
attuali... In termini occupazionali, in base a una analisi di casi
internazionali, si stima un aumento dell'occupazione tra 46.000 e 80.000
posti di lavoro per 14 anni".
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7. Cambio di stile di vita.
Risparmio di energia elettrica con conseguente minore emissioni di gas ad
effetto serra puo' essere ottenuto anche con atti di responsabilita'
personale, con un cambio di stile di vita.
Voglio fare solo alcuni esempi. Per capire come cambiare stili di vita per
non utilizzare inutilmente l'energia, per diminuire le emissioni di gas
serra e per vivere in armonia con noi stessi e con il pianeta rimando al bel
libro di Marinella Correggia, La rivoluzione dei dettagli. Manuale di
ecoazioni individuali e collettive, Feltrinelli, Milano 2007.
Esempi. Si puo' vivere benissimo con meno elettrodomestici, cito dal libro
di Marinella Correggia: "Meno elettro- piu' 'mano-domestici'. Ogni gesto una
macchina? Grattugia, spremiagrumi, coltello, apriscatole, scopa,
radiosveglia, spazzolino, rasoio, scale, tutto elettrico? E' ora che si
facciano avanti i 'manodomestici', che aiutano senza clic"; a proposito
della lavastoviglie: "Non l'ha ordinata il medico. Nelle famiglie piccole
lavare i piatti a mano puo' essere un buon esercizio di meditazione o
socializzazione e se ben fatto risparmia acqua, prendendo poco tempo"; a
proposito di divertimenti: "Divertirsi si' ma... perfino i divertimenti
incidono parecchio; oltre a notti bianche, discoteche e concerti, non appena
apre una sala multimediale la potenza richiesta agli installatori e' enorme:
dell'ordine di 500 Kw"; per non parlare delle partite di calcio giocate in
notturna, non certo per esigenze sportive ma solo per motivi commerciali
delle televisioni che le trasmettono; e' stato calcolato ("Terna Web
Magazine" del 10 luglio 2008) che per illuminare lo stadio Olimpico di Roma
per i 90 minuti della partita si consumano 5372 Kwh, 4,5 volte il consumo
pro capite in un anno dei cittadini dei capoluoghi di provincia.
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8. Conclusione.
L'introduzione delle energie rinnovabili, soprattutto il solare fotovoltaico
e termodinamico, l'introduzione delle tecnologie per l'efficienza negli usi
finali di energia elettrica e il risparmio possono escludere completamente
il ricorso al costoso e pericoloso nucleare.
Il 4 novembre 2008 la Camera ha compiuto il primo passo per il ritorno al
nucleare con l'approvazione dell'Agenzia per la sicurezza delle centrali
atomiche, che secondo i piu' ottimisti dovrebbero entrare in funzione nel
2020, per arrivare a regime nel giro di una decina di anni.
Se il Governo vuole ritornare al nucleare non lo fa per questioni di
energia, ma per favorire qualche industriale, a partire da chi si occupa di
acciaio e cemento, e per controllare il territorio, per ridurre gli spazi
della partecipazione democratica dal basso della popolazione alle scelte
politiche. Tanto e' vero che il pacchetto approvato alla Camera addirittura
prevede la "militarizzazione" dei territori su cui dovranno sorgere le
centrali nucleari e anche la possibilita' di commissariamento se non si
trova l'accordo con la popolazione.
A noi il compito di svelare le menzogne dei potenti, di fare informazione
corretta e di facilitare la partecipazione consapevole dei cittadini alle
scelte politiche.